Misure cautelari e garanzie di libertà per i membri del Parlamento

La Prima Sezione Penale della Corte di cassazione ha affermato, in tema di garanzie di libertà per i membri del Parlamento, che:

a) il diniego di autorizzazione ad eseguire misure cautelari coercitive nei confronti di un parlamentare da parte della Camera di appartenenza non incide sulla validità o sull’efficacia del provvedimento del giudice, ma si limita ad impedirne l’esecuzione per il solo periodo necessario ad tutelare la libertà e la funzione dell’organo parlamentare;

b) sono, di conseguenza, manifestamente infondate le questioni di costituzionalità dell’art. 4, comma 2, della legge n. 140 del 2003, sia in riferimento agli artt. 3, 68 e 134 Cost., nella parte in cui non prevede che il rigetto della richiesta comporti la perdita di efficacia (invece che la mera ineseguibilità temporanea) del provvedimento coercitivo, sia in riferimento agli artt. 3, 13, 24 e 27 Cost., nella parte in cui non prevede che detto rigetto comporti l’obbligo per il giudice di rivalutare d’ufficio la sussistenza della gravità del quadro indiziario, in caso di successiva perdita della qualità di parlamentare da parte del destinatario della misura.

Cass. Penale sentenza n. 863 ud. 08/10/2014 – deposito del 12/01/2015

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