Armi da taglio ed elemento giustificativo del possesso dell’arma

Cassazione Penale sentenza 9 maggio 2016, n. 19219

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 16/01/15 la Corte di appello di Milano confermava la pronuncia del G.i.p. del Tribunale di Monza, con cui era dichiarato colpevole (OMISSIS) del reato di cui alla L. n. 110 del 1975, articolo 4, “perche’, senza giustificato motivo, portava fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa un coltello della lunghezza complessiva di cm. 15 di cui cm. 7 di lama, strumento atto ad offendere le persone” e, concesse le attenuanti generiche e tenuto conto della riduzione per il rito, era condannato alla pena di mesi 2 e giorni 20 di arresto ed Euro 600,00 di ammenda.

1.1 La Corte territoriale, in sintonia col giudice di primo grado, considerava comprovata la responsabilita’ dell’imputato sulla base della inverosimiglianza della tesi difensiva, secondo cui il possesso del coltello andava ricondotto all’attivita’ lavorativa del (OMISSIS) di “chef stellato” presso un ristorante di (OMISSIS) con mansioni anche di “catering”, con la conseguente necessita’ di disporre di strumenti e materiali di lavoro trasportabili anche a bordo della propria autovettura. Attivita’, come evidenziato dalla Corte di appello, cui non fece cenno ai carabinieri l’imputato, il quale, invece, in stato di agitazione, all’atto del controllo non era in grado di offrire alcuna giustificazione del possesso e neppure successivamente era in grado di indicare ove e fino a quale ora avesse lavorato quella sera.

I Giudici a quibus, pur prendendo atto dell’attivita’ lavorativa del (OMISSIS), sottolineano come per poter assurgere a elemento giustificativo del possesso, quest’ultimo debba trovarsi con detta attivita’ in stretta connessione teleologica e temporale. Diversamente si arriverebbe alla conclusione che, per il solo fatto di svolgere una determinata attivita’ lavorativa, il possesso di un’arma o di altro oggetto atto ad offendere sarebbe sempre e comunque giustificato. Sottolineano come nel caso di specie, essendo avvenuto il controllo alle ore 2,45 del mattino ed in una zona frequentata da prostitute, mentre l’imputato conversava con una di esse, ricorrano circostanze di tempo e di luogo che nulla hanno a che fare con l’attivita’ lavorativa in atti documentata. Non avendo trovato conferma alcuna l’asserzione dell’imputato, secondo cui nel sedile posteriore vi sarebbe stato un borsone contenente attrezzi da lavoro vari; circostanza, che ove fosse corrisposta al vero, sarebbe stata menzionata dai carabinieri nel loro verbale.

1.2 Passando al trattamento sanzionatorio, la Corte territoriale non riteneva di concedere l’invocata attenuante dell’ipotesi di lieve entita’, per le circostanze di tempo e di luogo del fatto e per le caratteristiche del coltello sequestrato, dotato di lama in acciaio di 7 cm. e quindi dotato di significativa offensivita’.

2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione, tramite il proprio difensore, l’imputato.

2.1 Con il primo motivo di impugnazione vengono denunciati vizio di motivazione e violazione della L. n. 110 del 1975, articolo 4 per quanto concerne l’elemento oggettivo del reato. La difesa sottolinea come il coltellino oggetto di sequestro fosse privo di idoneita’ offensiva, avendo una lama di appena cm. 7, inferiore alla lama di un qualsiasi coltello da tavola. Come le circostanze di tempo e di luogo non fossero sintomatiche di pericolosita’, tanto piu’ che il coltellino era custodito nel vano portaoggetti, ossia in un luogo ove l’imputato non poteva averne l’immediata disponibilita’. Integrando l’ipotesi in oggetto non il porto di oggetto atto ad offendere, ma il mero trasporto, penalmente irrilevante, di un coltello dal luogo del lavoro alla propria abitazione. Apparendo ovvio che lo stato di agitazione del (OMISSIS) fosse dovuto al contesto spaziale e temporale della perquisizione. Mentre la detenzione del coltello era univocamente giustificata dalle mansioni lavorative svolte dallo chef, in particolare l’apertura degli imballaggi del catering.

2.2 Con il secondo motivo ci si duole del vizio di motivazione per la mancata concessione dell’attenuante di cui alla L. n. 110 del 1975, articolo 4, comma 3. Il difensore lamenta che il Collegio a quo nel negare l’attenuante della lieve entita’ compia un mero riferimento generico alle “circostanze di tempo e di luogo”, senza precisare come esse possano rilevare nel senso della non tenuita’ del fatto. La motivazione sul punto sarebbe, quindi, completamente omessa. Con la conseguenza che si impone l’annullamento con rinvio ad altro Collegio perche’ effettui una valutazione in concreto circa la sussistenza della appena menzionata attenuante.

sapere

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il primo motivo di ricorso e’ infondato.

1.1. La Corte territoriale, diversamente dalla prospettazione

difensiva, ha fatto corretta applicazione del disposto normativo di cui alla L. n. 110 del 1975, articolo 4 per quanto concerne l’elemento oggettivo del reato dal medesimo contemplato. Ed invero la lunghezza della lama (pari a cm. 7) e la presenza di un’estremita’ appuntita rendono l’oggetto classificabile come vero e proprio coltello ai sensi di legge, trattandosi comunque di “strumento da punta e da taglio atto ad offendere”. Inoltre, la giurisprudenza di questa Corte ha chiarito che, in relazione agli oggetti da punta e da taglio, dunque veri e propri coltelli, l’intervenuta abrogazione del Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773, articolo 80 rende irrilevanti le dimensioni dello stesso (cfr. Cass. Pen. Sez. 1, n. 13618 in data 22.03.2011, Rv. 249924, P., in fattispecie di coltello con lama di cm. 4).

1.2 Pari giudizio di infondatezza deve essere dato in merito alla deduzione spesa dal ricorrente in ordine alla giustificazione del porto. Ancora una volta deve essere rilevato come l’argomentazione espressa tanto nel primo motivo dell’odierna impugnazione che in quello dell’appello (l’uso dell’arnese per aprire gli imballaggi in occasione dei servizi di catering svolti dall’imputato nell’ambito del suo lavoro come “chef stellato”) non risulti essere stata fornita nell’immediatezza dal (OMISSIS) e come non sia pertinente nello specifico, perche’ il controllo da parte dei carabinieri e’ avvenuto in circostanze di tempo e di luogo, specificate in punto di fatto (vedi sopra), che nulla hanno a che fare con l’attivita’ di lavoro dell’imputato, il quale in detta occasione non ne fece cenno, e lo stesso controllo non portava al rinvenimento di altri attrezzi da lavoro (come sempre evidenziato nel fatto). Peraltro, sul punto, occorre qui ribadire la consolidata giurisprudenza di questa Corte di legittimita’ secondo cui “giustificato motivo”, rilevante ai sensi della L. n. 110 del 1975, articolo 4, non e’ quello dedotto a posteriori dall’imputato o dalla sua difesa, ma quello espresso nell’immediatezza, in quanto riferibile all’attualita’ e suscettibile di un’immediata verifica da parte dei verbalizzanti (si vedano Sez. 1, n. 4696 del 14.01.1999, Rv. 213023, Zagaria, e la piu’ recente Sez. 1, n. 18925 del 26/02/2013, Rv. 256007 Carrara). L’attivita’ lavorativa per poter assurgere a elemento giustificativo del possesso dell’arma (e a far ritenere integrato nel caso di specie, come dedotto nel ricorso, il mero trasporto penalmente irrilevante di un coltello dal luogo di lavoro all’abitazione dell’imputato) questo deve trovarsi con essa in stretta connessione teleologica e temporale. Diversamente si arriverebbe al paradosso di giustificare sempre e comunque il possesso di armi per il solo fatto di svolgere una determinata attivita’ lavorativa.

1.3 Del tutto privo di contraddizioni e/o lacune e coerente con le risultanze degli atti e’ il percorso argomentativo della decisione impugnata, che, diversamente da quanto lamentato nel ricorso, non incorre in alcun vizio di motivazione in relazione ai punti sopra specificati, dando piena contezza dell’iter logico seguito.

2. Fondato risulta, invece, il secondo motivo di impugnazione relativo al vizio di motivazione sulla mancata concessione dell’attenuante di cui al terzo comma della L. n. 110 del 1975, articolo 4.

Premesso che secondo la giurisprudenza costante di questa Corte l’attenuante del caso di lieve entita’ puo’ essere ravvisata in ordine a tutte le armi improprie di cui al comma secondo della norma in esame e non ai soli oggetti atti ad offendere strettamente intesi (si veda Sez. 1, n. 46264 in data 08.11.2012, Rv. 253968, Visendi: “La circostanza del fatto di lieve entita’ previsto dalla L. n. 110 del 1975, articolo 4, comma 3 si applica a tutte le armi improprie indicate nella L. n. 110 del 1975, articolo 4, comma 2 e non ai soli oggetti atti ad offendere strettamente intesi (fattispecie relativa a porto di coltello a serramanico)”; e nello stesso senso anche Sez. 1, n. 32785 del 18/06/2014 – dep. 23/07/2014, Alfano, Rv. 263211, Sez. 1, n. 12915 del 01.03.2012, Rv. 252272, P.G. in proc. Corso, Sez. 1, n. 37080 dell’11.10.2011, Rv. 250817, Scarcella), si osserva che “ai fini della configurabilita’ del caso di lieve entita’ previsto dalla L. 18 aprile 1975, n. 110, articolo 4, comma 3, deve tenersi conto non solo delle dimensioni dello strumento atto ad offendere, ma anche di tutte le modalita’ del fatto e della personalita’ del reo, che possono dare un particolare significato al fatto obiettivo del porto ingiustificato” (Sez. 5, n. 40396 del 03/07/2012 – dep. 15/10/2012, P.G. in proc. Zanatta, Rv. 254554).

Tanto detto, sulla mancata concessione di detta attenuante nel caso di specie la motivazione della Corte a qua e’ contraddittoria laddove avuto riguardo alla “lama in acciaio di 7 cm” parla di coltello “dotato di significativa offensivita’ “ed e’ lacunosa laddove esclude l’attenuante sulla base, altresi’, delle circostanze di tempo e di luogo del fatto, senza specificare, al pari del giudice di primo grado, in che modo le stesse abbiano costituito un profilo di pericolosita’ ulteriore, quando poi nelle righe immediatamente successive del provvedimento impugnato, nel valutare le condizioni ed i presupposti della sospensione condizionale della pena, evidenzia quanto alla personalita’ del reo le sue attuali condizioni di vita “certificate dalla accertata attivita’ di lavoro” nonche’ la risalenza e la modestia dei suoi precedenti penali. E, quindi, circostanze che andavano, altresi’, considerate, in uno con le dimensioni dello strumento atto ad offendere e le modalita’ del fatto, per verificarne l’incidenza sul significato da dare al fatto obiettivo del porto ingiustificato.

3. Si impone, dunque, annullamento per vizio di motivazione solo limitatamente all’esclusione dell’attenuante del caso di lieve entita’, con rinvio ad altra Sezione della Corte di appello di Milano che, in piena liberta’ valutativa in fatto, giudichi, dando conto con adeguata motivazione dell’iter logico seguito, sull’eventuale sussistenza dell’attenuante di cui alla L. n. 110 del 1975, articolo 4, comma 3, chiesta dall’imputato, se del caso rimodulando conseguentemente la pena.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al punto concernente l’attenuante della lieve entita’ e rinvia per nuovo giudizio sul punto ad altra Sezione della Corte di appello di Milano; rigetta nel resto il ricorso.

 

 

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