Requisiti cittadinanza italiana straniero nato in Italia

La Prima Sezione civile ha affermato che l’art. 4, comma 2, della l. n. 91 del 1992, che consente allo straniero nato in Italia e che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età di chiedere la cittadinanza italiana, va interpretato nel senso che occorre una residenza in Italia, da un lato, effettiva e non formale, e, dall’altro, non in violazione delle norme che regolano l’ingresso, la circolazione ed il soggiorno degli stranieri.

Cass. Civile sentenza n. 12380 del 17/05/2017

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Presunzione relativa appartenenza beni archeologici al patrimonio indisponibile dello Stato

La Suprema Corte ha stabilito che i beni archeologici presenti in Italia si presumono, salva prova contraria gravante sul privato che ne rivendichi la proprietà, provenienti dal sottosuolo o dai fondali marini italiani ed appartengono, pertanto, al patrimonio indisponibile dello Stato.

Cass. Civile sentenza n. 10303 del 26/04/2017

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La sopravvenuta dichiarazione del fallimento comporta improcedibilità del separato giudizio di omologazione concordato preventivo in corso

Le Sezioni Unite, decidendo la corrispondente questione di massima di particolare importanza, hanno affermato che la sopravvenuta dichiarazione del fallimento comporta l’inammissibilità delle impugnazioni autonomamente proponibili contro il diniego di omologazione del concordato preventivo e, comunque, l’improcedibilità del separato giudizio di omologazione in corso, perché l’eventuale procedimento di reclamo ex art. 18 l.fall. assorbe l’intera controversia relativa alla crisi dell’impresa, mentre il giudicato sul fallimento preclude, in ogni caso, il concordato.

Cass. Civile SS.UU. sentenza n. 9146 del 10/04/2017 

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L’organizzazione di uno spettacolo artistico non può, di per sé sola, violazione del personale sentimento religioso del singolo cittadino

La Prima Sezione Civile della Suprema Corte ha ritenuto che l’organizzazione di uno spettacolo artistico non possa costituire, di per sé sola, violazione del personale sentimento religioso del singolo cittadino ed essere sanzionata dall’ordinamento col riconoscimento di un credito risarcitorio.

Cass. Civile sentenza n. 7468 del 23/03/2017

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Regime transitorio rito camerale 380-bis.1 c.p.c. e facoltà di depositare memorie scritte controricorrente costituitosi tardivamente

Qualora la controversia sia trattata, giusta l’art. 1-bis, comma 2, della l. n. 197 del 2016 (di conversione, con modif., del d.l. n. 168 del 2016), con il rito camerale di cui al comma 1, lett. f), della medesima disposizione, al controricorrente costituitosi tardivamente deve riconoscersi la facoltà di depositare memorie scritte, nel termine di cui all’art. 380-bis.1 c.p.c., al fine di evitare disparità di trattamento rispetto ai processi trattati in pubblica udienza – per i quali è prevista la discussione orale – ed altresì dovendosi assicurare una ragionevole durata del processo, per conseguire una tutela giurisdizionale effettiva, in attuazione del principio costituzionale del giusto processo di cui agli artt. 111 Cost. e 6 CEDU.

Cass. Civile ordinanza n. 4906 del 27/02/2017

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Proponibilità, in separati processi, delle domande afferenti diversi e distinti diritti di credito relativi ad uno stesso rapporto

Le Sezioni Unite, componendo il relativo contrasto, hanno sancito la proponibilità, in separati processi, delle domande afferenti diversi e distinti diritti di credito, anche se relativi ad uno stesso rapporto di durata tra le parti, altresì precisando che se quei diritti, oltre a derivare da un rapporto siffatto, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o comunque ‘fondati’ sull’identico fatto costitutivo (sicchè il loro separato accertamento provocherebbe una duplicazione di attività istruttoria e la conseguente dispersione della conoscenza di una medesima vicenda sostanziale), le relative domande possono formularsi in separati giudizi solo se il creditore agente risulti avere un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata, e che, ove la necessità di un tale interesse e la relativa mancanza non siano state dedotte dal convenuto, il giudice che intenda rilevarle dovrà indicare la relativa questione ex art. 183 c.p.c. e, se del caso, riservare la decisione assegnando alle parti termine per memorie ex art. 101, comma 2, c.p.c.”.

Cass. civile SS.UU. sentenza n. 4090 del 16/02/2017

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Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei dottori commercialisti è titolare del potere di accertare incompatibilità

Le Sezioni Unite definendo la corrispondente questione di massima di particolare importanza, hanno ritenuto che la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei dottori commercialisti è titolare del potere di accertare, sia all’atto dell’iscrizione ad essa, sia periodicamente e, comunque, prima dell’erogazione di qualsiasi trattamento previdenziale, che l’esercizio della professione non sia stato svolto nelle situazioni di incompatibilità di cui all’art. 3 del d.P.R. n. 1067 del 1953, ora art. 4 del d.lgs. n. 139 del 2005, ancorchè tale incompatibilità non sia stata accertata dal Consiglio dell’Ordine competente.

Cass. Civile SS.UU. sentenza n. 2612 del 01/02/2017 

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Interessi usurari ai contratti di mutuo ancora pendenti alla data di entrata in vigore della L. n. 108 del 1996

La Prima Sezione Civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite Civili in relazione al contrasto sorto in ordine alla applicabilità dei criteri fissati dalla l. n. 108 del 1996 per la determinazione degli interessi usurari ai contratti di mutuo ancora pendenti alla data di entrata in vigore della menzionata legge, anche in considerazione degli effetti della norma di interpretazione autentica di cui all’art. 1, comma 1, del d.l. n. 394 del 2000 (conv., con modif., nella l. n. 24 del 2001).

Cass. civile ordinanza interlocutoria n. 2484 del 31/01/2017

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Parto anonimo: diritto del figlio e diniego della madre di svelare la propria identità

Le Sezioni Unite, pronunciandosi ex art. 363, comma 1, c.p.c., hanno statuito che, in tema di parto anonimo, per effetto della sentenza delle Corte costituzionale n. 278 del 2013, ancorchè il legislatore non abbia ancora introdotto la disciplina procedimentale attuativa, sussiste la possibilità per il giudice, su richiesta del figlio desideroso di conoscere le proprie origini e di accedere alla propria storia parentale di interpellare la madre che abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione, e ciò con modalità procedimentali, tratte dal quadro normativo e dal principio somministrato dalla Corte stessa, idonee ad assicurare la massima riservatezza ed il massimo rispetto della dignità della donna, fermo restando che il diritto del figlio trova un limite insuperabile allorchè la dichiarazione iniziale per l’anonimato non sia rimossa in seguito all’interpello e persista il diniego della madre di svelare la propria identità.

Cass. Civile SS.UU. sentenza n. 1946 del 25/01/2017

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