La reciprocità dei comportamenti molesti non esclude lo stalking

“La reciprocità dei comportamenti molesti non esclude la configurabilità del delitto di atti persecutori, incombendo, in tale ipotesi, sul giudice un più accurato onere di motivazione in ordine alla sussistenza dell’evento di danno, ossia dello stato d’ansia o di paura della presunta persona offesa”.

Corte di cassazione – Sezione III penale – Sentenza 14 novembre n. 45648

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Stalking: la remissione di querela non impedisce la perseguibilità d’ufficio per lesioni

“L’articolo 582, co. 2, c.p., nel rendere perseguibile d’ufficio il reato di lesione personale quando concorrano alcune delle circostanze aggravanti di cui agli artt. 583 e 585, c.p., ad eccezione di quelle indicate nel n. 1 e nell’ultima parte dell’art. 577, c.p., non opera alcuna distinzione tra le circostanze aggravanti cui fa rinvio, perseguendo l’evidente finalità di sottrarre ai potere dispositivo della persona offesa la procedibilità penale in relazione a reati di particolare gravità, come appunto appare quello di lesione personale commessa in danno della stessa persona vittima del reato di cui all’art. art. 612 bis, c.p.”.

Corte di cassazione – Sezione V penale – Sentenza 19 settembre 2013 n. 38690

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Stalker obbligato a cambiare strada se incrocia la vittima

“Assume primaria importanza la garanzia della libertà di movimento e di relazioni sociali della persona offesa da possibili intrusioni dell’indagato, cha facendo temere la vittima per la propria incolumità finiscano per condizionare e pregiudicare la fruizione di queste libertà”.

Corte di cassazione – Sezione V penale – Sentenza 9 settembre 2013 n. 36887

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Sufficiente il dolo generico per configurare lo stalking

“Trattandosi di reato abituale di evento, è sufficiente ad integrare l’elemento soggettivo il dolo generico, quindi la volontà di porre in essere le condotte di minaccia o di molestia, con la consapevolezza della idoneità delle medesime alla produzione di uno degli eventi alternativamente necessari per l’integrazione della fattispecie legale, che risultano dimostrate proprio dalle modalità ripetute ed ossessive della condotta persecutoria compiuta dal [OMISSIS] e delle conseguenze che ne sono derivate sullo stile di vita della persona offesa”.

Corte di cassazione – Sezione V penale – Sentenza 15 maggio 2013 n. 20993

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