Lesioni personali e sospensione giudizio civile per il risarcimento danni incidente stradale

La Sez. 6 – 3 ha rimesso al Primo Presidente ai fini dell’eventuale esame delle Sez. U la seguente questione ritenuta di massima di particolare importanza: “se con riferimento alla domanda di risarcimento dei danni (nella specie derivanti da circolazione di veicolo soggetto ad assicurazione obbligatoria RCA) proposta, avanti il giudice civile, nei confronti del conducente, del proprietario del veicolo e della società assicurativa della RCA, con atto di citazione notificato in data successiva alla pronuncia della sentenza penale di primo grado emessa nei confronti del conducente-imputato per il reato di lesioni personali, ed in difetto di costituzione di parte civile nel processo penale, il giudizio civile per il risarcimento danni debba essere necessariamente sospeso in relazione alla posizione processuale di tutti i litisconsorti sia facoltativi (conducente) che necessari “ex lege” (proprietario ed impresa assicurativa), ai sensi dell’art. 75, comma 3, c.p.p.; ovvero se, invece, la sospensione necessaria predetta operi limitatamente all’azione risarcitoria proposta in sede civile nei confronti del solo conducente-imputato, previa separazione delle cause originariamente connesse, dovendo essere proseguito il giudizio civile nei confronti del proprietario e della società assicurativa; ovvero ancora se la sospensione necessaria ex art. 75, comma 3, c.p.p. non trovi affatto. applicazione, laddove la causa risarcitoria – anziché essere proposta nei confronti del solo imputato- sia stata proposta, cumulativamente, anche nei confronti di altri soggetti (responsabili civili) diversi dall’imputato, e ciò sia nel caso in cui le parti siano tra loro in relazione di litisconsorzio facoltativo, sia nel caso in cui rivestano la posizione di litisconsorti necessari”.

Cass. Civile ordinanza interlocutoria n. 25198 del 16/10/2018

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Limiti al sequestro preventivo di conti correnti intestati alla curatela di una società dichiarata fallita

La Terza Sezione della Corte di Cassazione ha affermato che è illegittimo il sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente del profitto derivante da un reato tributario, delle somme giacenti sui conti correnti intestati alla curatela di una società dichiarata fallita antecedentemente all’emissione della misura cautelare reale, in quanto, a seguito dell’apertura della procedura concorsuale, il fallito è privato del potere di disporre e amministrare i propri beni.

Cass. Penale sentenza n. 45574 ud. 29/05/2018 – deposito del 10/10/2018

Regime IVA per trasporti pubblici urbani che offrono servizi con finalità turistico-ricreative

La Terza Sezione della Corte di Cassazione ha affermato, in tema di configurabilità del reato di omessa dichiarazione IVA, che la prestazione di trasporto pubblico urbano con contestuale offerta anche di servizi con finalità turistico-ricreative (animazione a bordo, somministrazione di bevande, biglietto di ingresso nelle strutture da visitare), non fruisce del regime di esenzione dall’IVA di cui all’art. 10, comma 1, n. 14 del d.p.r. 26 ottobre 1972, n. 633, poiché tali servizi non possono considerarsi accessori o secondari al trasporto, avendo una loro autonoma utilità.

Cass. Penale sentenza n. 46715 ud. 28/03/2018 – deposito del 15/10/2018

Richiesta tardiva di riesame avverso il provvedimento applicativo di una misura cautelare reale. Conseguenze.

Le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione, hanno stabilito che, anche in caso di mancata tempestiva proposizione da parte dell’interessato della richiesta di riesame avverso il provvedimento applicativo di una misura cautelare reale, resta intangibile il diritto all’appello ex dell’art. 322-bis cod. proc. pen., in quanto la mancata richiesta di riesame non preclude la revoca della misura cautelare per la mancanza delle condizioni di applicabilità della stessa, seppur in assenza di fatti sopravvenuti.

Cass. Penale SS.UU. sentenza n. 46201 ud. 31/05/2018 – deposito del 11/10/2018

 

La partecipazione dell’associato allo specifico episodio criminoso posto in essere dal sodalizio criminale

La Corte di cassazione si è pronunciata nel procedimento “stralcio” sulla strage di via Palestro a Milano, attuata per finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine costituzionale, confermando l’assoluzione di uno dei presunti concorrenti, in considerazione della ritenuta assenza di riscontri individualizzanti sulla cui base collegare la partecipazione dell’associato allo specifico episodio criminoso posto in essere dal sodalizio criminale.

Cass. Penale sentenza n. 45733 ud. 11/07/2018 – deposito del 10/10/2018

Cellule serventi di un’organizzazione terroristica internazionale

La Sesta Sezione ha affermato che, ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 270-bis cod. pen. con riferimento a cellule serventi rispetto ad un’organizzazione terroristica internazionale, è necessaria la prova di un legame effettivo tra le prime e la seconda, pur non essendo richiesto che il singolo gruppo locale sia direttamente impegnato in attività terroristiche.

Cass. Penale sentenza n. 40348 ud. 23/02/2018 – deposito del 11/09/2018

Bancarotta fraudolenta patrimoniale eirregolarità di gestione degli amministratori

Nell’ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, i componenti del collegio sindacale di una società a responsabilità limitata possono segnalare al tribunale le irregolarità di gestione degli amministratori ai sensi dell’art. 2409 cod. civ..

Cass. Penale sentenza n. 44107 ud. 11/05/2018 – deposito del 04/10/2018

 

Concorso tra le circostanze aggravanti ad effetto speciale e guida in stato di ebbrezza

In tema di guida in stato di ebbrezza alcolica, la Quarta sezione penale ha stabilito che, nel caso di concorso tra le circostanze aggravanti ad effetto speciale previste dall’art. 186, comma 2-bis (che prevede il raddoppio dell’arresto e dell’ammenda, nonché della durata della sanzione accessoria) e dall’art. 186, comma 2-sexies (che prevede l’incremento da un terzo alla metà della sola ammenda), trova applicazione l’art. 63, comma 4 cod. pen. Pertanto Il giudice, una volta operato il raddoppio della pena detentiva e di quella pecuniaria ai sensi del comma 2-bis, dovrà motivare l’eventuale decisione di applicare l’ulteriore aumento fino a un terzo che dovrà investire anch’esso entrambe le pene, avendo poi cura di convertire il quantum di aumento relativo all’arresto nella corrispondente pena pecuniaria, secondo il criterio di ragguaglio stabilito dall’art. 135 cod. pen., in ossequio ai principi di legalità della pena e favor rei (In motivazione la Corte opera un richiamo analogico ai criteri indicati da Cass. Sez. Un. 40983/2018, Giglia e altro in tema di continuazione tra reati sanzionati con pene eterogenee).

Cass. Penale sentenza n. 42500 ud. 25/09/2018 – deposito del 27/09/2018